Login Contatti | RIVISTA SEMESTRALE - ISSN 2421-0730 - ANNO III - NUMERO 2 - DICEMBRE 2017

Diritti fondamentali, tolleranza e democrazia nel dibattito politico di Luigi Ferrajoli e Luigi Mariano Guzzo

In Discussione
3 febbraio 2018

Luigi Ferrajoli è certamente da annoverare tra i maggiori filosofi del diritto viventi in Europa. Nella sua monumentale opera Principia Iuris (2007) propone la costruzione di un modello assiomatico formale, ma non avalutativo, di teoria del diritto e della democrazia, in cui ad essere analizzati sono i principi giuridici e le prassi che essi assumono negli ordinamenti positivi. L’idea è quella di identificare un paradigma formale della scienza giuridica, che tenga conto dell’esperienza storica delle democrazie costituzionali moderne.  Il divario tra il dover essere del diritto e il suo essere è analizzato sul crinale dell’odierna crisi giuridica e politica.

E’ all’interno di questo quadro teorico che si inseriscono i contenuti della conversazione con Ferrajoli. L’occasione è offerta dalla sua partecipazione al Convegno “Diritti umani e crisi della tolleranza” che si è svolto presso l’Università di Catanzaro il 16 e il 17 giugno 2017, con i patrocini del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e della Regione Calabria.

A partire da una sollecitazione sul ruolo del giurista e, in particolare, del diritto dinnanzi alla crisi economica, politica e sociale in atto, Luigi Ferrajoli concettualizza il principio di tolleranza quale modalità di espressione del principio di eguaglianza. In tale prospettiva il diritto alla diversità culturale viene ricostruito nell’àmbito della sfera di azione della libertà di coscienza. Lo stesso universalismo dei diritti fondamentali – l’«unico senso» possibile di universalismo per Ferrajoli – è da intendersi quale «valorizzazione» delle diversità culturali dei singoli soggetti, e cioè nel significato di «garantire tutti». Da qui, la distinzione tra diritti fondamentali e diritti patrimoniali, quest’ultimi considerati come la «patria» delle diseguaglianze. Sono le leggi del mercato a dettare l’agenda di una politica che, da un lato, si dimostra arrendevole nei confronti delle esigenze dei poteri economici e che, dall’altro, non tutela le fasce più deboli della popolazione che richiedono diritti. Si pensi, a riguardo, alla questione in merito all’introduzione, nel nostro ordinamento, dello ius soli, per concedere la cittadinanza italiana a chi, comunque, è nato in Italia, il cui diniego è considerato da Ferrajoli niente più e niente meno che una forma di razzismo.

Insomma, la crisi del costituzionalismo è anche questo. E’ crisi di diritti negati e che, anzi, sono dalla politica subordinati alle regole – spregiudicate – della finanza. Ma ciò non significa che la legge sia da intendere esclusivamente quale strumento di dominio nelle mani dei più forti. Il diritto ha una funzione di garanzia e una pretesa egualitaria. Il giurista è ora chiamato in causa. E di questa responsabilità civile Ferrajoli, nella presente conversazione, se ne fa massimo interprete.

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